Di ogni dettaglio fai un capolavoro, perché tutto ciò che facciamo è destinato gli altri.
Clem Fritschi

Negli anni ’50, in Svizzera, Clem intraprende un apprendistato come ragioniere. È un lavoro stabile, ma lontano da ciò che sente davvero suo: il desiderio di un’attività più concreta, tecnica, “con le mani”.
Questa tensione interiore segna profondamente i suoi primi anni, fino a generare anche un forte stress personale. Ma è proprio da questa fase che nasce una consapevolezza fondamentale: la necessità di costruire un percorso autentico, coerente con le proprie inclinazioni.
Dopo alcune esperienze iniziali, Clem trova finalmente il suo ambiente ideale in un’officina meccanica.
È qui che si accende la passione per il settore industriale, che diventerà il filo conduttore di tutta la sua vita.

Il percorso di Clem prosegue in Inghilterra, dove lavora e studia inglese. È un periodo intenso, segnato non solo dalla crescita professionale ma anche da un incontro decisivo: quello con Margherita.
Da qui nasce una scelta importante: trasferirsi in Italia.
Dopo una prima esperienza a Catania, Clem si sposta a Torino, dove inizia a lavorare nel settore delle relazioni commerciali con l’estero, entrando progressivamente nel mondo delle macchine utensili.
Sono anni di apprendimento, relazioni e costruzione di competenze. Clem sviluppa una conoscenza profonda del settore e, soprattutto, un approccio basato sulla fiducia e sulla qualità dei rapporti umani.

Nel novembre del 1969 prende forma un’idea imprenditoriale destinata a segnare il futuro: nasce Ridix. Il nome stesso racconta le origini: RI da “Rigide” e DIX da “Dixi”, marchi di eccellenze svizzere. L’inizio è semplice, quasi essenziale: una sede a Torino, in via Lamarmola, un capitale contenuto, una struttura snella.
Clem e il suo socio lavorano con spirito imprenditoriale ma con stipendi da dipendenti, reinvestendo tutto nella crescita dell’azienda.
Sono anni complessi, in cui la direzione non è sempre chiara e le sfide sono continue.

I primi anni di Ridix sono “traballanti”. Il mercato è incerto, le strategie ancora da definire.
La prima vera svolta arriva grazie a nuove collaborazioni e opportunità: l’introduzione di nuovi prodotti, la costruzione di un primo magazzino e lo sviluppo di una rete commerciale.
Un momento emblematico è l’arrivo dei primi grandi ordini: un segnale concreto che il progetto sta prendendo forma.
La crescita non è lineare, ma progressiva. Si costruisce giorno dopo giorno, relazione dopo relazione.

Uno degli elementi distintivi di Ridix, fin dalle origini, è il valore attribuito alle persone.
Negli anni ’80 entrano figure chiave che contribuiranno allo sviluppo dell’azienda, non solo come collaboratori ma come veri e propri protagonisti.
Nel 1987 avviene un passaggio significativo: Clem decide di condividere responsabilità e visione, coinvolgendo i principali collaboratori nella società.
Una scelta che riflette un principio fondamentale: la fiducia.
L’azienda non è solo un’impresa, ma una comunità.
Questo spirito si rafforza nel tempo, dando vita a un ambiente in cui il lavoro è anche condivisione, responsabilità e partecipazione.

All’inizio degli anni ’90, mentre Ridix S.p.A. è ormai una realtà strutturata ma ancora esposta alle sfide del mercato, per Clemens Fritschi si apre una nuova fase, destinata a segnare profondamente il futuro dell’azienda.
Nel 1991, Clem entra in contatto con il progetto dell’Economia di Comunione, nato all’interno del Movimento dei Focolari da un’intuizione di Chiara Lubich.
Non si tratta di un semplice orientamento etico, ma di una proposta radicale: ripensare il ruolo dell’impresa mettendo al centro la persona, la condivisione e il bene comune.
Per Clem, questa scoperta rappresenta qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Molti dei valori proposti – la fiducia, la responsabilità condivisa, l’attenzione alle persone – erano già vissuti in modo spontaneo all’interno di Ridix. Ma ora trovano una forma più consapevole, strutturata, intenzionale.
Da quel momento, l’impresa non è più soltanto un luogo di crescita economica, ma diventa anche uno spazio di relazione, di reciprocità e di impatto sociale.

L’adesione all’Economia di Comunione si traduce progressivamente in scelte concrete:
Non si tratta di cambiamenti immediati o formali, ma di un’evoluzione profonda, che si innesta su una cultura già esistente e la rafforza.
In un contesto economico spesso guidato esclusivamente da logiche di profitto, Ridix sceglie una strada diversa: dimostrare che è possibile coniugare sostenibilità economica e responsabilità sociale.

Negli anni successivi, l’azienda attraversa momenti complessi, tra cui la crisi del 1993 e quelle successive.
È proprio in queste fasi che i principi dell’Economia di Comunione trovano la loro applicazione più concreta. Le difficoltà vengono affrontate insieme, con spirito di squadra e responsabilità condivisa. In alcuni momenti, si sceglie di ridurre temporaneamente orari e stipendi per garantire la continuità aziendale.
Ed è proprio in queste fasi che si consolida uno degli elementi più forti dell’identità Ridix: la capacità di resistere e ripartire.

Negli anni, Ridix amplia la propria offerta, sviluppa nuove partnership e rafforza la propria presenza sul mercato. Dalla prima sede agli spazi più strutturati, dalla gestione artigianale a un’organizzazione sempre più evoluta, il percorso è segnato da una crescita costante. Ma senza mai perdere il legame con le proprie origini.
L’esperienza dell’Economia di Comunione diventa parte integrante dell’identità di Ridix. Non come elemento accessorio, ma come principio guida che orienta le decisioni, le relazioni e il modo di stare sul mercato.
Ancora oggi, questa visione si riflette nel modo in cui l’azienda interpreta il proprio ruolo: non solo come operatore economico, ma come realtà capace di generare valore condiviso.