La sostenibilità sta diventando un tema centrale nell’industria per tre motivi molto concreti: norme, competitività e accesso a credito/mercati. Oggi il bilancio di sostenibilità è richiesto soprattutto alle grandi aziende (gruppi industriali, multinazionali e realtà coinvolte nella CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive). Ma l’effetto più importante è quello “a cascata”: per essere conformi, le aziende strutturate devono rendicontare anche l’impatto ambientale della catena di fornitura, chiedendo dati e informazioni ai propri partner.
Risultato: anche le PMI, pur non avendo ancora un obbligo formale in molti casi, dovranno presto essere pronte a monitorare, misurare e comunicare il proprio impatto (consumi, emissioni, rifiuti, approvvigionamenti, utilizzo delle risorse). Prepararsi prima significa evitare rincorse dell’ultimo minuto e trasformare un requisito in un’opportunità.
Quando una grande azienda redige un bilancio conforme, deve includere anche:
impatti legati ai fornitori e alle attività collegate,
emissioni indirette e dati tracciabili lungo la filiera,
documentazione verificabile e coerente.
Questo porta a richieste sempre più frequenti verso i partner più piccoli: dati, certificazioni, misure di processo, evidenze tecniche. In pratica, la domanda non è più “se” servirà, ma quanto presto ti verrà chiesto.
Per rendere la sostenibilità misurabile (non solo dichiarata), la scelta di partner tecnologici diventa decisiva. Servono fornitori in grado di:
offrire prodotti certificati e documentazione utilizzabile,
produrre dati verificabili e ripetibili,
supportare l’ottimizzazione dei processi con metodo.

Nel campo dei lubrorefrigeranti, Blaser Swisslube è un esempio di approccio “da partner”, non solo da fornitore: oltre alle emulsioni, mette a disposizione un centro tecnologico con macchine utensili, laboratori e personale dedicato alla sperimentazione, per replicare condizioni operative simili a quelle di produzione.
Eliminazione delle variabili esterne: valutazione più affidabile, con approccio scientifico.
Test personalizzati: utensili, strategie, materiali e criticità specifiche replicabili in ambiente controllato.
Dati certificati: valori di CO₂ e documentazione tecnica utili anche in ottica di rendicontazione.
Una scelta corretta del lubrorefrigerante può migliorare stabilità, qualità e produttività: tempi ciclo più brevi, minori scarti, maggiore durata utensile e riduzione degli smaltimenti contribuiscono in modo diretto al miglioramento del processo e al carbon handprint.
Anche gli utensili incidono in modo determinante sulla sostenibilità: meno rotture, meno scarti, meno cambi utensile e meno fermi macchina significano consumi più efficienti e processi più stabili.
DIXI, con il brevetto Cool+, introduce un sistema di raffreddamento che convoglia il lubrorefrigerante direttamente sulla zona di taglio, mantenendo efficacia anche nelle microlavorazioni.
migliore evacuazione del truciolo anche ad alti giri,
riduzione del calore e delle forze di taglio,
aumento della vita utensile e stabilità di processo,
possibilità di spingere avanzamenti e profondità di passata mantenendo la qualità del pezzo.
In applicazioni critiche come il titanio Grado 5, il sistema permette anche una forte riduzione dei tempi ciclo, preservando qualità superficiale e durata utensile: meno scarti e meno fermi si traducono in un impatto ambientale più basso e in un bilancio più solido.


La sostenibilità non dipende solo dalla qualità dei prodotti, ma anche da come vengono gestiti in esercizio. La gestione del lubrorefrigerante è spesso un “moltiplicatore” di sprechi o, al contrario, di efficienza.
Il progetto CFM (Customized Fluid Management) di Ridix, attivo da oltre vent’anni, si basa su attività operative e misurazioni continue per ridurre sprechi e aumentare prevedibilità.
pulizia completa del circuito prima del riempimento (residui, oli esausti, biofilm),
miscelazione corretta per concentrazione ideale e proprietà stabili,
rimozione contaminanti solidi e oleosi che accelerano il degrado del bagno,
monitoraggio costante (concentrazione, pH, durezza, parametri microbiologici).
Un dato importante emerso dalle analisi: il 95% delle criticità batteriologiche non deriva dal lubrorefrigerante in sé, ma da biofilm, residui, zone stagnanti e impurità in circuiti non adeguatamente mantenuti. Una gestione metodica riduce consumi, odori, rotture utensili, instabilità e aiuta a rendere costi e qualità più prevedibili.
Il bilancio di sostenibilità non è più un documento accessorio: incide su rating, credito, requisiti clienti, competitività internazionale. Per un percorso credibile servono partner capaci di:
fornire tecnologie e prodotti con documentazione utilizzabile,
produrre dati misurabili, verificabili, ripetibili,
ottimizzare i processi riducendo sprechi, consumi e fermo macchina,
aumentare qualità, stabilità e prevedibilità produttiva.
La sinergia tra utensili avanzati, lubrorefrigeranti performanti e gestione tecnica dei fluidi è una delle strategie più efficaci per coniugare produttività ed esigenze ambientali, trasformando una necessità normativa in miglioramento continuo.
Carbon footprint: CO₂ generata da consumi energetici, materiali, trasporti e attività di filiera. È un indicatore sempre più richiesto da clienti, certificatori e finanza.
Carbon handprint: beneficio “positivo” ottenuto adottando tecnologie e scelte tecniche che riducono le emissioni complessive del processo (efficienza, stabilità, durata utensili, consumi). Sta diventando sempre più centrale perché non basta “inquinare meno”: conta dimostrare come si riduce l’impatto della filiera con risultati misurabili.
La CSRD riguarda anche le PMI?
Non sempre in modo diretto, ma in modo crescente tramite richieste “a cascata” dalle grandi aziende della filiera che devono rendicontare anche i fornitori.
Che dati possono chiedere i clienti ai fornitori?
Informazioni su consumi, emissioni, rifiuti, approvvigionamenti e utilizzo risorse, oltre a documentazione e valori verificabili legati a processi e prodotti.
Da dove conviene partire per prepararsi?
Da attività che rendono i dati tracciabili e il processo stabile: scelta di tecnologie documentate, test replicabili, gestione metodica dei fluidi e monitoraggi continui.